Tante le traduzioni dell’opera, tra le quali, per importanza, vanno ricordate quella di Leone Ginzburg – studioso e docente di letteratura russa e moglie della scrittrice Natalia – che uscì per la casa editrice Slavia nel 1929 e fu poi riproposta da Rizzoli e Einaudi; e quella di … Leone dovette quindi riprendere la lingua russa e fu iscritto alla scuola russa della città dove proseguì gli studi ginnasiali. Si è giustamente parlato, a proposito del G., di una biografia incompiuta, di una vita recisa "senza concludere la sua opera", quando "ancora il suo discorso era appena cominciato" (Bobbio, p. XXIX). A Croce (il Croce, inizialmente, dell'estetica e della critica e storia letteraria) il G. si volse assai precocemente. Lo divisero però da lui soprattutto, nel corso degli anni (ma senza che questo turbasse i loro rapporti), la scelta della cospirazione, il rifiuto del conservatorismo sociale e il senso dell'insufficienza di una "religione della libertà" che non si incarnasse in programmi politici più concreti. di Napoli (1949-75). Docente di letteratura russa, insegnò giovanissimo (1932-33) all'università di Torino. Era l'ultimo di tre fratelli: lo precedevano Marussa (1896) e Nicola (1899). Altri volumi furono affidati, tra gli altri, a N. Sapegno, Bobbio, Antonicelli, W. Binni, A. Capitini. La letteratura russa resta l'ambito predominante negli scritti del G. in questo periodo, ma a essa cominciò ad affiancarsi la letteratura francese. Questa pagina è stata modificata per l'ultima volta il 3 dic 2020 alle 21:35. Negli anni fra l'uscita dal carcere e il 1940, il G. s'impegnò soprattutto nell'attività della casa editrice Einaudi, di cui fu magna pars. Fra i suoi professori c’è Leone Ginzburg e a quel Liceo insegna pure Cesare Pavese. di economia e politica agraria all'univ. Inoltre, riprese a studiare Manzoni, progettò e avviò la stesura di un saggio su La tradizione del Risorgimento (di questo saggio, le uniche pagine rimaste furono pubblicate postume a cura di Muscetta nel 1945). Conversazioni con MarussiaGinzburg. - Nacque a Odessa il 4 apr. Trockij e, soprattutto, dei socialisti rivoluzionari, che gli erano molto cari (in lui - avrebbe scritto anni dopo F. Venturi - "l'animus dei narodniki aveva trovato una nuova e originale incarnazione"). Della sua attività di studioso restano alcuni acutissimi ... loc. Un “russo piemontese”: Leone Ginzburg slavista L’episodio è abbastanza noto. Il 12 febbr. Nel giugno del 1940 fu mandato al confino a Pizzoli, in Abruzzo, fino alla caduta del fascismo[5]: in quel periodo lavorò alla revisione della sua traduzione di Guerra e pace[6]. Cosmopolitismo e tradizioni familiari non sono tuttavia sufficienti a spiegare la straordinaria precocità intellettuale del G.: a Viareggio, a soli sei anni, compilava già dei "Ricordi di un giornalista in erba" (cfr. L'11 marzo 1934, al valico di Ponte Tresa, la polizia fermò un'auto su cui si trovavano Sion Segre e Mario Levi, che il G. aveva inviato in Svizzera a prelevare stampa clandestina. Terminato il liceo, nel novembre 1927 il G. si iscrisse a giurisprudenza, dove ebbe come compagni di corso Bobbio, V. Foa, Agosti, A. Galante Garrone. Nel 1919 si verificarono fatti nuovi e drammatici: malgrado avesse inizialmente visto di buon occhio la rivoluzione del 1917, con l'instaurarsi del nuovo regime la famiglia Ginzburg ebbe a subire delle vessazioni. Nel 1930, infatti, il G. iniziò a preparare una tesi di laurea su G. de Maupassant che discusse, il 21 dicembre dell'anno successivo, con Neri, francesista e comparatista. Alla fine del gennaio 1944, per iniziativa di E. Lussu e di altre persone amiche, si ottenne che il G. fosse trasferito nell'infermeria del carcere, da dove si intendeva organizzarne la fuga. Condannato dal tribunale speciale per antifascismo nel 1935, ha partecipato alla Resistenza nelle file del Partito d'Azione e ha fatto parte della Consulta Nazionale; è ... Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani S.p.A. © Tutti i diritti riservati. Sandro Pertini, detenuto insieme con lui, ricorda di averlo incontrato, sanguinante, dopo l'ultimo interrogatorio; e che allora il G. gli disse "Guai a noi se domani […] nella nostra condanna investiremo tutto il popolo tedesco. E, più ancora, nella testimonianza di una dedizione alla libertà spinta, senza esitazioni, fino al sacrificio. - Editore italiano (Dogliani 1912 - Magliano Sabina 1999). di L. Valiani, Milano 1997, pp. Questo non si riferisce solo al tragico destino di un'esistenza troppo breve: destino condiviso con Gobetti e Giaime Pintor, alle cui figure quella del G. è stata spesso accomunata. (spreg., iron.) Nel suo primo articolo, Il concetto di autonomia nel programma di G. L., riprende e sviluppa temi gobettiani (giunti a lui anche - soprattutto per quanto riguarda il concetto di "autonomia" - attraverso la mediazione di Carlo Levi): l'Italia ha bisogno di una rivoluzione che incida non solo sulle forme politiche in senso stretto, ma sulla cultura e sul costume, che ne renda i cittadini capaci di autonomia, e cioè di partecipazione dal basso alle azioni collettive, di autogoverno; Parlamento e partiti erano già morti in Italia prima dell'avvento del fascismo; i consigli operai sono, nella storia recente, l'esperienza più viva e ricca di avvenire di organizzazione autonoma; occorrerà abolire i prefetti, ridare vita alle tradizioni storiche dei Comuni e dare espressione giuridica alle autonomie regionali. (con un ricordo di E. Tagliacozzo); G. De Luna, Storia del Partito d'azione, Milano 1982, ad indicem; Cinquant'anni di un editore. Nel 1927 portò a termine la traduzione del Taras Bul´ba di N.V. Gogol´ e avviò quella di Anna Karenina di L.N. Nell'autunno 1923, mentre il padre restava in Germania per lavoro, la famiglia si riportò a Torino e qui Leone preparò, nel 1924, l'esame ginnasiale[1]. Gatti (pure pubblicata da Einaudi) dovevano essere soppresse alla metà del 1935. Il 1921 vide un nuovo trasferimento del nucleo familiare, questa volta a Berlino, dove il padre aveva ripreso l'attività commerciale formando, con un vecchio amico, una società di importazioni ed esportazioni. Era in realtà figlio naturale dell'italiano Renzo Segré, con cui la madre aveva avuto una fugace relazione mentre si trovava in villeggiatura a Viareggio; Fëdor lo aveva però riconosciuto come suo e Leone stesso lo considerò sempre come il proprio padre[1]. Alla nuova serie, diretta da Pavese, collaborarono fra gli altri Cajumi, Antonicelli, P. Treves; il primo numero vide la luce nel marzo 1934, pochi giorni dopo l'arresto del G., che ne aveva curato l'impostazione. Per ricordare solo qualche esempio, il G. scrisse a Croce alcune puntuali osservazioni dopo l'uscita su La Critica, nel 1931, di anticipazioni della Storia d'Europa, e gli segnalò l'importanza nella storia russa di L.D. Dal punto di vista strettamente politico, il G. vedeva in Croce, come tanti altri giovani antifascisti, l'uomo che con il Manifesto del 1925, e poi con la sua attività di studioso, si era affermato come un simbolo dell'antifascismo alla luce del sole. Leone Ginzburg era traduttore per costituzione. L'8 genn. Ma solo nel 1936 apparirà la prima versione integrale del romanzo, tradotta dal russo, curata per Rizzoli da Leone Ginzburg. Nel 1921 i Ginzburg si spostarono ancora una volta: furono a Berlino dove il padre aveva avviato una nuova società commerciale assieme a un amico. ; articolo non firmato, ma generalmente attribuito a Croce o al G. e a Croce insieme); negli anni einaudiani, il G. fu, poi, il tramite dell'aggregarsi intorno alla casa torinese di molti studiosi provenienti dall'ambito crociano. Avalle, Torino 1989, con prefaz. Ai collaboratori era richiesto un commento, prima e più che estetico, "storico e linguistico di grande sobrietà, penetrazione ed esattezza", ma capace anche di cogliere e sottolineare l'attualità del testo: come accadde con le Rime curate da Contini, che divennero subito - anche per questo - un classico della nuova filologia. Generosamente, il padre putativo, Fëdor Nikolaevič, aveva dato al G. il suo nome, ed egli crebbe considerandolo il proprio padre. Una biografia, Milano 1997, passim; N. Bobbio, Autobiografia, a cura di A. Papuzzi, Bari 1997, ad indicem; I Rosselli. La vastità degli interessi e delle competenze culturali del G. lo portò anche a partecipare, seppure al momento marginalmente, ad alcune iniziative editoriali che si svilupparono nella Torino di quegli anni. La "Nuova raccolta di classici italiani annotati" - affidata alla direzione di Santorre Debenedetti, che in seguito alle leggi razziali aveva dovuto abbandonare l'insegnamento universitario, e con cui il G. collaborò strettamente - iniziò le pubblicazioni nel 1939, con le Rime di Dante curate da G. Contini. Pochi giorni dopo, fra il 5 e il 7 settembre, partecipò a Firenze a un congresso clandestino del partito, cui erano presenti fra gli altri F. Parri, E. Lussu, R. Lombardi, R. Bauer, E. Enriques Agnoletti e molti degli azionisti che aveva già avuto modo di incontrare e conoscere. Nel novembre 1933, alla Camera di commercio di Torino era stata iscritta la Giulio Einaudi editore. Dal 1930 al 1935 frequenta il Liceo classico Massimo D'Azeglio. In campo politico fu un federalista convinto, attivo antifascista, dopo aver ottenuto la cittadinanza italiana nel 1931 aderì al movimento "Giustizia e Libertà"[1]. Di questa, il G. intendeva vigorosamente mostrare la natura autenticamente europea, e quindi nient'affatto riconducibile a ipotetiche diversità e lontananze orientali o "asiatiche" (gli articoli e saggi del G. su questi temi vennero poi raccolti, nel 1948, nel volume einaudiano postumo Scrittori russi). - Scrittore e giornalista (Voghera 1902 - Torino 1974); collaboratore de La Stampa e di altri giornali e periodici, curò varie rubriche culturali per la radio e la televisione, sempre unendo a interessi propriamente letterarî, sorretti da un gusto fine e sicuro, interessi politici ... Einàudi, Giulio. 1938, il G. sposò Natalia, figlia del professor Giuseppe Levi e sorella di Gino, Paola, Mario e Alberto. Il 1932 fu un anno decisivo nella biografia del G., soprattutto sotto l'angolo visuale della politica. Una borsa di studio (ottenuta per poter proseguire i suoi studi su Maupassant: intendeva trasformare in un libro la sua tesi di laurea) lo portò a soggiornare nell'aprile-maggio a Parigi. L’intellettuale antifascista, Ritratto di Leone Ginzburg, è la ricca biografia di una vita così breve, eppure tanto densa di avvenimenti.Una personalità un po’ dimenticata, ma che ha contribuito in prima linea in nome della libertà. Più tardi si aggiunsero Foa, Mario Levi, Sion Segre, e vennero presi contatti con C. Muscetta e T. Fiore. Qui rivide Garosci (che aveva abbandonato l'Italia), frequentò l'ambiente dei fuorusciti, conobbe C. Rosselli e G. Salvemini, incontrò Croce. Il G. fu condannato a quattro anni di reclusione, Segre a tre; due anni vennero successivamente amnistiati. Leone Ginzburg è stato un letterato e antifascista italiano, uno dei principal… Ragghianti, partecipò all'elaborazione di quello che divenne poi il "Programma in sette punti del Partito d'azione". Guerra e pace esce in una nuova traduzione per Einaudi con una prefazione di Leone Ginzburg il quale ritiene fondamentale la differenza fra personaggi storici e personaggi umani. lióne) s. m. [lat. La stima e la fiducia nei suoi confronti furono tali che, dopo l'8 settembre, gli venne affidata la direzione del giornale clandestino L'Italia libera, pubblicato a Roma. Sul terreno invece dell'estetica e della critica letteraria, il G. si professò, e fu essenzialmente, crociano, ma in modo non scolastico e con una libertà che gli veniva dal contatto con altre esperienze. 1909, da Fëdor Nikolaevič e da Vera Griliches, in una famiglia ebrea, colta e agiata. Dal punto di vista politico, la famiglia del G. presentava un ampio arco di posizioni diverse: il padre era un liberale di larghe vedute, legato al partito costituzional-democratico (i "cadetti"), mentre la madre simpatizzava per un partito minore della Sinistra, quello dei "nazional-socialisti", favorevoli all'esproprio dei grandi proprietari assenteisti mediante rimborso; Nicola divenne socialdemocratico, Marussa fu vicina ai socialisti rivoluzionari e attiva in organizzazioni di soccorso a disoccupati e reduci dalle prigioni zariste. Era un ebreo nato sul Mar Nero, a Odessa, figlio di russi; ma il padre Fëdor Nikolaevič aveva parenti in Italia.